La formula di noleggio innovativa Domorental perfetta per le RSA

I cambiamenti socio-demografici nazionali stanno condizionando l’aumento di una domanda abitativa attenta alla qualità, all’efficienza dei servizi e all’assistenza per la salute.

La popolazione al di sopra dei 65 anni, attualmente rappresentata da 13,6 milioni di persone, raggiungerà i 17,8 milioni nel 2035, con un incremento del 31 per cento.

Gli over 85 aumenteranno del 43 per cento, passando dagli attuali 2,1 ai 3 milioni nel 2035 e sarà significativo anche l’incremento degli ultracentenari, attualmente 16mila ma destinati a diventare circa 42 mila, con un incremento del 170 per cento.

Il nostro Paese sta vivendo un cambiamento demografico significativo, capace di mutare nel profondo anche la sua stessa struttura sociale. Quella dell’invecchiamento progressivo della popolazione entro il 2050, è effettivamente una certezza stagliata lungo l’orizzonte del prossimo futuro per oltre 20 milioni di persone in Italia. (fonte Istat per Italia Longeva – Rete nazionale sull’invecchiamento attiva).

Parte da queste premesse il rapporto sulle Residenze Sanitarie Assistenziali (RSA) elaborato da UBI Banca con il supporto di Duff & Phepls REAG e Legance – Avvocati Associati, due partner di rilievo nel settore real estate e legale.

Il nostro paese, a stretto giro di posta, dovrà fronteggiare un costante aumento della domanda di posti letto nelle strutture afferenti il settore della “Senior hospitality & Care”. Un mondo composito, che comprende non solo case di riposo, ma anche Rsa e case di cura. Potenzialmente, questo mercato è ampio e ancora parzialmente inesplorato, sia per la mancanza di convenzionamenti con il settore pubblico, che per una crescente domanda soddisfatta non appieno dall’offerta esistente sul mercato.

Se da un lato, le dimensioni strutturali del mercato italiano risultano ancora di minor entità rispetto a quelle di altri Paesi europei, dall’altro è tuttavia innegabile l’interesse elevato degli investitori in un settore in continuo sviluppo: solo nel 2017, nel settore RSA, si sono registrati volumi per oltre 500 milioni di euro.

Anche per il settore immobiliare, del resto, questi cambiamenti socio-demografici, sono rilevanti e si traducono in nuove opportunità.  In generale, e in linea con quanto delineano i dati, le residenze sanitarie sono un’asset class in evidente crescita destinata a non arrestarsi nei prossimi 5-10 anni.  Nello specifico, tra l’altro, il settore RSA risulta essere di diversificazione rispetto ad altri, proprio in virtù della sua particolare natura, da terra di mezzo, tra comparto immobiliare e infrastrutturale.

Un mondo composito, che comprende non solo case di riposo, ma anche Rsa e case di cura.

Comprendere al meglio le differenze tra Casa di riposo, Rsa e Case di Cura è importante per  riuscire ad adattare l’offerta dei servizi alle varie esigenze degli ospiti:

  • Le Case di Riposo accolgono ospiti che presentano una parziale autosufficenza e che non necessitano di assistenza con personale medico presente 24 h su 24. Certamente, la peculiarità di queste strutture, risiede nella possibilità offerta ai suoi ospiti di essere partecipi di attività di carattere ludico-ricreativo in ambienti condivisi e arredati con la finalità di stimolare la loro socialità. Gli ospiti, a differenza di quanto previsto dalle strutture Rsa, pur condividendo spazi comuni, possono avere a loro disposizione camere doppie o singole fornite di tutti i servizi.

 

  • Le Rsa, invece, si presentano come strutture socio-sanitarie orientate all’accoglienza di persone anziane non autosifficienti e con necessità di assistenza medica 24 h su 24. Anche qui sono previste aree e spazi condivisi ma ciò che li distingue dalle Case di Riposo è la presenza costante e continuativa del personale sanitario-infermieristico.

 

  • Le Case di Cura, invece, sono strutture con vocazione all’accoglienza di persone anziane che presentano patologie acute, con relativa presenza di personale socio-sanitario specializzato. Anche in questo caso, è prevista la presenza di spazi condivisi per la condivisione di momenti di socialità.

L’analisi, oltre a fotografare la situazione attuale del settore, si concentra sugli scenari futuri e pone interrogativi soprattutto ai protagonisti del settore sanitario, finanziario, immobiliare, assicurativo e non profit, ovvero agli attori principalmente interessati allo sviluppo e ai modelli di gestione delle realtà assistenziali.

Attualmente gli anziani non autosufficienti ospiti in RSA sono oltre 200 mila e, secondo le stime elaborate dall’istituto di credito, nel 2035 saranno circa 600 mila.

Nello scenario più ottimistico, con il 75 per cento degli anziani non autosufficienti assistiti nelle RSA, saranno necessari oltre 200 mila nuovi posti letto.

Calcolando un investimento medio per posto letto di 70 mila euro, entro il 2035 si prevede un investimento complessivo di circa 14 miliardi di euro.

Ciò nell’ipotesi che, come oggi, un quarto degli anziani non autosufficienti con deficit cognitivi acuti siano assistiti in casa. Se questa aliquota dovesse azzerarsi, l’importo complessivo degli investimenti necessari per la creazione di nuovi posti letto nelle RSA salirebbe ad oltre 20 miliardi di euro.

Dal punto di vista immobiliare questi fenomeni sociali si traducono nell’interesse verso i mercati alternativi, nei quali sono incluse le Residenze Sanitarie Assistenziali.

L’attrattività di questa asset class è sostenuta, sia dal crescente volume di investimenti di tipo corporate registrati negli ultimi anni, che da variabili di investimento a basso rischio.

Al di là delle dimensioni strutturali del mercato italiano, ridotte rispetto ad altri Paesi europei, l’interesse degli investitori in questa asset class appare evidente: tra il 2006 e il 2014 il settore aveva raccolto una media di 30 milioni di euro di investimenti, mentre nel triennio 2015-2017 i volumi hanno raggiunto la quota media annua di 230 milioni di euro.

Nel 2017, anno record per gli investimenti corporate in Italia (circa 11 miliardi totali), il settore RSA ha registrato volumi pari a circa 550 milioni di euro.

In Italia sono circa 20 gli investitori istituzionali (SGR/SICAF) che gestiscono nei loro portafogli strutture sanitarie, tra cui le RSA. In particolare, gli immobili risultano inseriti in 21 fondi immobiliari, specializzati nel settore healthcare, o caratterizzati da una diversificazione di asset class.

Non c’è dubbio che la crescita del comparto non conosca rallentamenti di sorta e che possa essere coadiuvata dalle nuove opportunità offerte dalle soluzioni di noleggio operativo, sia per arredi che per attrezzature medicali, perfettamente adattabili a un contesto di questo tipo.

Le realtà ricettive nell’ hospitality & Care, infatti, stanno dimostrando una forte reattività e capacità responsive, attestata per altro dall’andamento del tasso di diversificazione dei servizi core.

Siamo quindi  in presenza di realtà che stanno diventando veri e propri centri di servizio orientati alla presa in carico residenziale e semi-residenziale degli anziani, in grado di farsi carico a pieno di situazioni sempre più complesse e diversificate.

In virtù della sua natura multiforme e variegata, le soluzioni di noleggio operativo, garantiscono al comparto stesso la  massima personalizzazione e flessibilità abbinabile all’offerta residenziale, riuscendo a mantenerne sempre elevati, allo stesso tempo, gli standard qualitativi.

Il mercato dell’arredo correlato alle RSA rappresenta una nuova frontiera per il settore del noleggio operativo, così come lo concepisce Domorental.

Una soluzione customizzata che consente, a fronte di una pianificazione periodica di un canone, di disporre più che di un bene, di un “servizio” di arredo: dal sistema di climatizzazione agli strumenti elettromedicali/sanitari e alle attrezzature per assistenza.

Domorental è il partner ideale per tutti i gestori di immobili che grazie a questa formula possono trasformare l’intera fornitura in un semplice canone di locazione e armonizzare di conseguenza i flussi finanziari.

Questa soluzione consente di pagare dei canoni costanti per l’utilizzo dei prodotti scelti per tutta la durata del contratto, ottenendo al termine la possibilità di restituire o riscattare i beni.

Le  motivazioni principali che spingono verso la locazione operativa sono:

  • Disporre subito di soluzioni innovative e di arredo-design senza dover necessariamente anticipare i costi dell’acquisto;

 

  • Pagare un canone periodico spalmato su cinque anni e correlato quindi all’effettivo uso/deperimento degli arredi;

 

  • Possibilità di cambiare arredo ogni cinque anni;

 

  • Dedurre fiscalmente il canone

 

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