Con 65 miliardi di investimenti in dieci anni, più di 5.348 imprese, 4500 operatori e un tasso di crescita annuo del 42% il Foodtech (il variegato universo della tecnologia applicata al cibo) non conosce la parola crisi.

Al contrario, continua ad avanzare a passo di carica nel mercato mondiale, evitando gli effetti della depressione pandemica che stritolano interi settori economici.


Il Foodtech è un settore che fa leva sulle tecnologie digitali innovative per la produzione, conservazione, lavorazione, confezionamento, controllo e distribuzione del cibo.


È composto da imprenditori e startup agroalimentari che hanno generalmente due mission principali: rendere i prodotti di qualità accessibili al maggior numero di persone e far sì che la produzione agricola diventi sempre più sostenibile nel lungo temine.

Lo scenario europeo

L’ecosistema globale del Foodtech sta crescendo rapidamente.  Secondo un report di DigitalFoodLabs gli investimenti in Europa sono raddoppiati negli ultimi due anni, passando da 900 milioni nel 2018 a 2,4 miliardi di euro

Circa la metà sono andati a quattro player globali nel settore delivery:

  • Deliveroo (520 milioni),
  • Glovo (300 milioni),
  • Picnic (250 milioni)
  • Wolt (115 milioni).

Nell’ultimo anno Regno Unito e Francia hanno guidato gli investimenti nel settore, rispettivamente con 911 e 404 milioni di euro, seguite da Spagna (320 milioni), Olanda (288 milioni) e Germania (265 milioni).

Il mercato italiano

L’innovazione declinata al food per rafforzare efficienza e sostenibilità di produzione, distribuzione e consumo è da record. A mettere in fila i numeri è il rapporto «The state of global Foodtech report», elaborato da Talent Garden

Con soli 10 anni di vita alle spalle, il settore è in continua crescita. Non fa eccezione il 2020, che conferma il trend in ascesa con 17 miliardi di euro di investimenti.

si chiama agritech, e include tutti i servizi e le tecnologie che puntano ad aumentare l’efficienza e la sostenibilità dell’agricoltura e dell’allevamento: secondo il rapporto, è primo per numero di aziende (1.521) con 14 miliardi di invesimenti.

Chi invece ha le performance più alte in termini di “funding” è il settore del delivery: 889 aziende, per investimenti di 31,5 miliardi di euro (il 48% dell’intero settore foodtech).

Le altre tendenze nella “top eight” sono le cucine e i ristoranti tech (396 imprese per 4,8 miliardi), le app e i servizi per i consumatori (584 aziende per 3,5 miliardi), il riciclo (350 aziende per 1,8 miliardi), la trasformazione (165 imprese per 1,7 miliardi) e infine la tracciabilità (233 players per 1,6 miliardi).

L’interesse crescente verso questo settore si legge anche nei dati sull’ecosistema: secondo il rapporto, negli ultimi cinque anni sul foodtech gravitano 980 business angels, 240 acceleratori, 3.260 investitori istituzionali e venture capital e 260 investitori corporate.

Il foodtech e il noleggio operativo Domorental

Un settore fortemente innovativo come quello del foodtech ha sicuramente bisogno di un alleato importante come il noleggio operativo Domorental.

Tramite il noleggio operativo, le industrie potranno aggiornarsi ed attrezzarsi senza dover immobilizzare somme importanti in un momento così delicato. La flessibilità di questo servizio finanziario, permette il mantenimento del proprio capitale circolante, ed il pagamento per l’utilizzo dei beni, senza alcun vincolo.

Il noleggio operativo Domorental è una soluzione altamente innovativa e flessibile. Una formula capace di aiutare il settore della ristorazione, bisognoso oggi più che mai di investire in attrezzaturearreditecnologie. Il tutto, in modo sostenibile e sicuro.


La convenienza di un contratto di noleggio operativo risiede nella possibilità di utilizzare un bene strumentale a carattere temporaneo, senza investire nel suo acquisto.

Il locatore, in cambio, riceve il pagamento di un canone periodico, che può includere anche le spese di gestione e manutenzione del bene stesso.

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